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Villa Piccolo, la casa del Gattopardo

Tre fratelli usciti da un romanzo, un poeta scoperto da Montale per uno sbaglio di francobollo, e una stanza dove Tomasi di Lampedusa scriveva guardando l'isola che avrebbe dato il nome al suo principe. A un quarto d'ora dal centro.

Una casa che sembra inventata

Sulla collina di Calanovella, a tre chilometri dal corso, c'è una villa dove negli anni Venti si ritirarono tre fratelli con la madre, la baronessa Teresa Tasca Filangeri di Cutò, lasciando i salotti della Palermo dei Florio. Lucio, poeta, pianista bravissimo che non suonò mai in pubblico, lettore di sette lingue compreso il persiano. Casimiro, pittore e fotografo, che dipingeva acquerelli di fate e folletti e si occupava di spiritismo. Agata Giovanna, botanica, che riempì il parco di essenze rare. Vissero lì per decenni, coltivando rapporti con la cultura europea da un promontorio siciliano.

Il cugino che veniva a scrivere

La madre dei Piccolo era sorella di Beatrice, madre di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: i cugini erano primi. Dopo che i bombardamenti distrussero la sua casa di Palermo, Tomasi cominciò a passare qui lunghi periodi, e aveva una stanza sua — che si visita ancora. Fu in quegli anni, fra il 1954 e il 1957, che lavorò a Il Gattopardo. Attenzione a non esagerare: il grosso del romanzo lo scrisse a Palermo, fra casa sua e il tavolino del Bar Mazzara. Ma una parte nacque qui, e nella villa si conservano sue lettere inedite.

Il principe di Salina, e l'isola che si vede dalla villa

C'è una coincidenza che chi arriva da fuori non coglie mai, e che qui è sotto gli occhi. Il protagonista del romanzo è don Fabrizio, principe di Salina. E Salina è l'isola che si vede all'orizzonte da Villa Piccolo, una delle sette Eolie, quella con la cima più alta dell'arcipelago. Nel romanzo compaiono anche Naso e Ficarra, i paesi qui sopra. Il territorio che Tomasi guardava dalla finestra è finito dentro il libro. L'isola di Salina →

La lettera senza francobollo

Nel 1954 Lucio Piccolo fa stampare a proprie spese 9 liriche in una tipografia di Sant'Agata di Militello e ne manda una copia a Eugenio Montale. Sbaglia l'affrancatura: per ritirare un plico con un bollo da 35 lire, Montale ne paga 180 di tassa. Apre imprecando, e resta folgorato. Lo invita al convegno letterario di San Pellegrino Terme, dove c'erano Ungaretti, Cecchi, Maria Bellonci e, fra i giovani, Italo Calvino. Piccolo ci va accompagnato dal cugino. Ed è lì, secondo la Fondazione che oggi custodisce la villa, che a Tomasi scocca la scintilla per il romanzo. La lettera di accompagnamento a Montale, per inciso, l'aveva scritta Tomasi. Gli altri passaggi illustri →

Cosa si vede oggi

La villa è casa-museo, gestita dalla Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella. Dentro: quadri, fotografie, ceramiche, gli acquerelli delle fate di Casimiro, la stanza dello scrittore. Fuori, il parco con le piante rare di Agata Giovanna, il pergolato di glicini e la lunga panchina che chiamano «il pensatoio». E in fondo, il cimitero dei cani di Casimiro: uno dei pochissimi al mondo, con le lapidi vere.

Come arrivarci, e quando

Sono un quarto d'ora d'auto dal centro di Capo d'Orlando, sulla collina verso ponente. Gli orari cambiano con la stagione e le visite guidate non sono sempre garantite: conviene verificare prima di salire, o chiedercelo su WhatsApp. È anche il posto giusto quando il mare è mosso e gli aliscafi per le Eolie non partono: sta al coperto e non dipende dal meteo. Cosa fare se piove →

Per chi vuole andare oltre

Chi si appassiona può proseguire: a Ficarra, venti minuti più su, c'è una statua che ritrae Tomasi di Lampedusa seduto accanto a Lucio Piccolo. E vale la pena ricordare come finì la storia editoriale: il manoscritto fu rifiutato da Elio Vittorini per Einaudi, passò per le mani di Elena Croce e poi di Giorgio Bassani, che lo fece pubblicare da Feltrinelli nel 1958 — un anno dopo la morte dell'autore, avvenuta a Roma il 26 luglio 1957. Nel 1963 ne uscì il film di Luchino Visconti. Lucio Piccolo morì qui, a Capo d'Orlando, nel 1969.

Domande frequenti

Si può visitare Villa Piccolo a Capo d'Orlando?

Sì: la villa è una casa-museo con parco, gestita dalla Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella, a circa un quarto d'ora d'auto dal centro. Gli orari variano con la stagione ed è meglio verificarli prima della visita.

Tomasi di Lampedusa ha scritto Il Gattopardo a Villa Piccolo?

Ne ha scritto una parte. Tomasi soggiornava spesso dai cugini Piccolo, soprattutto fra il 1954 e il 1957, e nella villa aveva una stanza sua, ancora visitabile. Il grosso del romanzo però nacque a Palermo, fra la sua casa e il Bar Mazzara.

Perché il principe del Gattopardo si chiama di Salina?

Salina è una delle Isole Eolie, visibile all'orizzonte da Villa Piccolo. Nel romanzo compaiono anche i paesi vicini alla villa, come Naso e Ficarra: il paesaggio che Tomasi osservava da Capo d'Orlando è entrato nel libro.

Cosa si vede nel parco di Villa Piccolo?

Le piante rare raccolte da Agata Giovanna Piccolo, il pergolato di glicini con la lunga panchina detta «il pensatoio», e il cimitero dei cani voluto da Casimiro Piccolo, uno dei pochissimi al mondo.

Chi erano i fratelli Piccolo?

Lucio, poeta scoperto da Eugenio Montale; Casimiro, pittore, fotografo e studioso di spiritismo, autore degli acquerelli di fate; Agata Giovanna, botanica. Erano cugini primi di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e si ritirarono a Capo d'Orlando negli anni Venti.

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Dormire a Capo d'Orlando

Una base in centro, e il resto diventa una gita.

Il porto per le Eolie è a 45 minuti, i Nebrodi alle spalle. Colazione servita presto per chi parte all'alba.

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