Monte Soro, Maulazzo e Biviere: i Nebrodi alti
Un'ora e mezza di tornanti sopra Capo d'Orlando e si arriva a millecinquecento metri, dove la Sicilia smette di somigliare alla Sicilia: faggete, due laghi, mandrie libere e quindici gradi in meno che sulla costa.

Dove si va, e perché ci si va
Il Parco dei Nebrodi comincia dietro le colline di Capo d'Orlando e in un'ora e mezza di tornanti porta da livello del mare a millecinquecento metri. Lassù, sulla dorsale, ci sono faggete fra le più meridionali d'Europa, mandrie che pascolano libere e due laghi che nessuno si aspetta di trovare in Sicilia. È la metà del posto che i villeggianti non vedono mai, ed è quella che d'estate salva le giornate: a quelle quote ci sono una quindicina di gradi meno che sulla spiaggia. Il parco →
Monte Soro, e un'avvertenza sulla cima
Monte Soro è la cima più alta dei Nebrodi: 1.847 metri. Il nome sta su tutte le guide e la tentazione di salirci è naturale. Va detto prima, però, cosa si trova lassù: la vetta non è una cima libera. Ci sono antenne, una costruzione a più piani e un recinto, e chi ci è arrivato racconta che la vista è chiusa — in parte dalle installazioni, in parte dalla stessa faggeta che copre il monte fin quasi in cima. Chi sale immaginando il panorama a trecentosessanta gradi su Etna ed Eolie resta deluso. Il panorama vero si prende prima: lungo la dorsale, dai pianori aperti e dai bordi del bosco, dove lo sguardo scavalca le creste e arriva da una parte al vulcano e dall'altra al Tirreno. Il monte, in questo giro, conviene guardarlo più che scalarlo.
Il lago Maulazzo, dentro la faggeta
Il Maulazzo è un lago artificiale e non lo nasconde: fu realizzato negli anni Ottanta dalla Forestale della Regione siciliana per la gestione delle acque, e sta sulle pendici nord-orientali del Monte Soro, in territorio di Alcara Li Fusi. Sono cinque ettari d'acqua incastonati nella faggeta di Sollazzo Verde, e il motivo per cui vale il viaggio è proprio lo stridore: uno specchio d'acqua ferma con i faggi che scendono fino alla riva, che di siciliano non ha niente. Sul fondo del bacino, quando il livello si abbassa, riaffiorano i tronchi degli alberi che c'erano prima. Sulla quota le fonti non concordano: si va dai 1.400 ai 1.450 metri a seconda di chi la riporta. Preferiamo dirlo invece di sceglierne una.
Il Biviere di Cesarò, la zona umida d'alta quota più importante della Sicilia
Centocinquanta metri più in basso, a 1.278 metri e in territorio di Cesarò, c'è il Biviere: diciotto ettari di bacino e un ruolo che va oltre il panorama. È considerato la zona umida d'alta quota di maggior valore naturalistico della Sicilia: ci sostano gli uccelli migratori, ci vivono aironi, germani reali e folaghe, e la vegetazione intorno si dispone in sei fasce orizzontali disegnate dall'oscillazione del livello dell'acqua nel corso dell'anno. Nei boschi attorno stanno faggi, agrifogli, meli selvatici, biancospini e un tasso di cinquecento anni. E sul fondo, quando l'aria è pulita, c'è l'Etna. Sull'origine del lago le fonti divergono: molte lo danno come lago naturale, altre come invaso artificiale ormai completamente rinaturalizzato. È un conflitto che non ci sentiamo di risolvere.
Gli animali sono liberi, e non sono un'attrazione
Sui Nebrodi il pascolo brado è ancora il modo normale di allevare. Lungo la dorsale si incontrano cavalli sanfratellani, suini neri dei Nebrodi e mandrie di vacche che passano la controra sdraiate all'ombra dei faggi, tutte insieme, come in una fotografia che non sembra scattata in Sicilia. Sono animali di qualcuno e sono liberi: si fotografano, non si toccano, non si nutrono. E c'è una conseguenza pratica che nessuno dice: le mandrie stanno anche in mezzo alla strada, dopo una curva, senza nessuno che le sorvegli. Si guida piano e si aspetta che passino.
I due laghi a piedi, con i numeri veri
L'itinerario classico parte da Portella Femmina Morta sulla statale 289, prosegue sulla strada di quota e conviene lasciare l'auto al bivio di Portella Calacudera, poco più di un chilometro e mezzo dopo aver lasciato la statale, intorno ai 1.560 metri. Da lì a piedi si scende al Maulazzo e si prosegue al Biviere. Sono circa quindici chilometri fra andata e ritorno, quattro ore e mezza di cammino, quattrocento metri di dislivello complessivo: difficoltà escursionistica, non una passeggiata. Il fondo è quasi tutto sterrato, con tratti di selciato sconnesso e sezioni di terra battuta che da ottobre a maggio diventano fango vero. Chi vuole solo vedere un lago e sedersi può accorciare parecchio avvicinandosi in auto lungo le piste forestali — ma quello stato va verificato sul posto, non sul navigatore: sono strade bianche che cambiano faccia dopo ogni inverno.
Quando andarci
Da maggio a ottobre per il giro completo. D'estate è il rifugio dal caldo, ed è il momento in cui serve di più a chi sta al mare: si sale la mattina, si pranza in un agriturismo di quota e si torna in tempo per il bagno del tardo pomeriggio. In autunno arriva il foliage della faggeta e la stagione dei funghi (la raccolta è regolamentata: serve il permesso). In inverno la neve è frequente e il paesaggio è un'altra cosa — ci si va con le ciaspole — ma le strade di quota possono essere chiuse o impraticabili e vanno verificate prima di partire. In primavera le fioriture e i torrenti pieni, con il fango sui sentieri come contropartita.
Come si arriva da Capo d'Orlando
Si sale verso l'interno e si prende la statale 289 di Cesarò, quella che valica a Portella Femmina Morta: da Capo d'Orlando è circa un'ora e mezza di strade di montagna, tornanti stretti ma asfaltati. Non è una gita da mezz'ora e non conviene farla di corsa: si parte presto e si mette in conto la giornata intera. Sull'altro versante della catena, poco lontano, si alzano le Rocche del Crasto, la parete calcarea dove è tornato a nidificare il grifone dopo essere scomparso dalla Sicilia. I Nebrodi in giornata → · Il giro del Biviere →
Domande frequenti
Quanto è alto il Monte Soro?
1.847 metri: è la cima più alta della catena dei Nebrodi. Va detto però che la vetta non è un belvedere: ci sono antenne, una costruzione a più piani e un recinto, e la vista è in buona parte chiusa dalle installazioni e dalla faggeta. Il panorama migliore si prende lungo la dorsale, prima della cima.
Il lago Maulazzo è naturale o artificiale?
È artificiale: fu realizzato negli anni Ottanta dalla Forestale della Regione siciliana per la gestione delle acque. Misura circa cinque ettari, sta nel comune di Alcara Li Fusi sulle pendici nord-orientali del Monte Soro, dentro la faggeta di Sollazzo Verde. Sulla quota le fonti non concordano: fra i 1.400 e i 1.450 metri.
Quanto dura il giro del lago Maulazzo e del Biviere?
Circa quindici chilometri fra andata e ritorno e quattro ore e mezza di cammino, con quattrocento metri di dislivello complessivo, partendo dal bivio di Portella Calacudera. La difficoltà è escursionistica e il fondo è quasi tutto sterrato, fangoso da ottobre a maggio. Chi vuole vedere un solo lago può accorciare avvicinandosi in auto lungo le piste forestali, verificando prima il loro stato.
Perché d'estate l'acqua del Biviere di Cesarò diventa rossa?
Per la fioritura di Euglena sanguinea, una microalga che nei mesi caldi colora l'acqua di rosso intenso. Non è un segno di inquinamento: è un fenomeno naturale documentato di questo lago.
Quanto dista il lago Biviere da Capo d'Orlando?
Circa un'ora e mezza d'auto: si sale verso l'interno e si prende la statale 289 di Cesarò, che valica a Portella Femmina Morta a 1.524 metri. Sono strade di montagna con tornanti stretti ma asfaltati: conviene partire presto e mettere in conto la giornata intera.
Si incontrano animali liberi sui Nebrodi?
Sì: sulla dorsale pascolano allo stato brado cavalli sanfratellani, suini neri dei Nebrodi e mandrie di vacche, che d'estate passano le ore centrali sdraiate all'ombra delle faggete. Sono animali di proprietà lasciati liberi: si fotografano ma non si toccano e non si nutrono. Capita spesso di trovarli in mezzo alla strada, quindi si guida piano.
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