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Salina — Monte Fossa delle Felci

Salina

Salina — Monte Fossa delle Felci

Il tetto delle Eolie: 962 metri, con un bosco di felci, castagni e pini che accompagna fino in vetta. È l'unica salita eoliana fattibile anche d'estate senza cuocere, e nella versione integrale attraversa l'isola da un mare all'altro.

Difficoltà
Impegnativo
Durata
4 h di cammino sulla traversata
Dislivello
1.021 m misurati da mare a mare
Quota
962 m, la cima delle Eolie
Periodo
Tutto l'anno
Profilo altimetrico indicativo — traversata da Santa Marina a Rinella962 m

La traversata, da un mare all'altro

La salita e ritorno è la versione che raccontano tutti. Quella che vale il viaggio è la traversata: si parte dal porto di Santa Marina Salina, si sale sul versante orientale fino ai 962 metri della cima, e si scende dall'altra parte fino a Rinella, sulla costa sud. Questi sono i numeri misurati col GPS su una traversata di fine maggio, partita alle 10:03: 14,24 chilometri, 1.021 metri di dislivello positivo, quattro ore e sei minuti di cammino effettivo, ventunmilasettecento passi. Non è una passeggiata: è la salita più lunga dell'arcipelago, e si attraversa un'isola intera a piedi.

L'inghippo della traversata: si finisce dall'altra parte

È la cosa che nessuno dice e che rovina la giornata a chi non ci pensa. Rinella non è Santa Marina: sta sulla costa opposta, e a fine giornata bisogna tornare indietro. Sull'isola c'è un servizio di autobus che collega Santa Marina, Malfa, Leni, Rinella e Pollara, ma le corse non sono continue e cambiano con la stagione: l'orario si controlla la mattina stessa, prima di partire, e si fotografa. In alternativa ci sono i taxi dell'isola, che vanno prenotati. Chi non vuole rischiare fa la salita e ritorno e rinuncia alla discesa su Rinella: è un'ottima giornata lo stesso.

La versione corta, dal Santuario

Se le quattro ore di traversata sono troppe, l'attacco classico è dal Santuario della Madonna del Terzito, a Valdichiesa, nella sella fra i due monti. Da lì si è già in quota e il sentiero sale con pendenza costante dentro la riserva fino in vetta: è una salita di difficoltà media, che si fa in una mattinata e lascia il pomeriggio libero per il mare. Il panorama dalla cima è lo stesso — cambia solo quanto lo si è sudato.

Il bosco che sembra antico e non lo è

Questa è la cosa che spiazza. Si cammina dentro un bosco fitto di pini marittimi, castagni e ontani napoletani che sembra lì da sempre, e sull'isola più verde delle Eolie sembra naturale che ci sia. Non è così: quel bosco fu impiantato negli anni Cinquanta. È un rimboschimento, e cambia il modo di guardarlo — non è la macchia che è sopravvissuta, è un pezzo di montagna che qualcuno ha deciso di ricostruire. Il che, su un arcipelago di rocce nere e fichi d'India, resta comunque il motivo per cui questa è l'unica salita eoliana che si può fare anche d'estate camminando quasi sempre all'ombra.

Perché si chiama Fossa delle Felci

Il nome non è poetico, è descrittivo. Il cratere della montagna, a tarda primavera, si copre di un tappeto di felce aquilinaPteridium aquilinum — e da quello prende il nome. Chi sale a maggio o a giugno lo trova nel momento giusto: le felci sono alte, verdissime, e riempiono il sottobosco fin dove arriva la luce. Le fotografie di questa pagina sono di fine maggio, ed è esattamente quello che si vede.

Cosa si vede da lassù

In vetta, se l'aria è tersa, c'è l'arco completo dell'arcipelago: Lipari e Vulcano a sud, Panarea e Stromboli a est — il cono dello Stromboli si riconosce da lontanissimo — Filicudi e Alicudi a ovest, e sul fondo, sopra la Sicilia, l'Etna. In primo piano, dall'altra parte della sella, c'è il cono gemello del Monte dei Porri, 860 metri, che sembra a un braccio di distanza. Il punto panoramico migliore non è la cima esatta ma la radura poco sotto, sul lato sud: dalla vetta il bosco chiude parte della vista.

Siamo dentro una riserva, e si vede

La montagna è protetta dalla Riserva Naturale Orientata «Le Montagne delle Felci e dei Porri», istituita il 14 marzo 1984, 1.079 ettari. È il motivo per cui il bosco è in quello stato. Ci nidificano rapaci: poiana, gheppio, falco grillaio, falco pellegrino e falco della Regina. Le regole sono quelle di sempre e vanno rispettate: niente fuochi, niente raccolta, cani al guinzaglio, e i rifiuti si riportano giù. In autunno il sottobosco è umido e le foglie di castagno rendono scivolosi i tratti ripidi in discesa: sono quelli i punti in cui ci si fa male, non in salita.

Il laghetto che ha dato il nome all'isola

Due nomi, due storie, e stanno entrambe sotto i piedi di chi cammina. Il nome greco dell'isola era Didyme, «gemella», per i due vulcani che la formano e che si vedono tutti e due da questa cima. Il nome di oggi, Salina, viene invece dal laghetto di Lingua, sulla punta sud-orientale, da cui si estraeva il sale: lo stesso specchio d'acqua dove oggi sostano gli uccelli acquatici migratori. L'isola →

Dove finisce: il porto che fece la parte di Vulcano

Chi completa la traversata scende a Rinella, e senza saperlo arriva su un set. Nel 1949, mentre Rossellini girava «Stromboli» con Ingrid Bergman, Anna Magnani girava il film rivale, «Vulcano». Nonostante il titolo, quel film non fu girato sull'isola di Vulcano: le location documentate stanno a Salina e a Lipari, e il porticciolo di Rinella fa la parte del porto di Vulcano, con la chiesa di San Gaetano nel ruolo della parrocchiale. Si arriva stanchi, ci si siede al porto, e si è dentro la guerra dei vulcani. La storia intera →

Domande frequenti

Quanto è alto il Monte Fossa delle Felci?

962 metri: è il punto più alto dell'intero arcipelago eoliano. L'altra cima di Salina, il Monte dei Porri, arriva a 860 metri ed è il terzo rilievo delle Eolie.

Quanto dura la traversata di Salina dalla Fossa delle Felci?

La traversata completa da Santa Marina Salina alla cima e giù fino a Rinella misura 14,24 chilometri con 1.021 metri di dislivello positivo, e richiede circa quattro ore di cammino effettivo, misurate col GPS. Con le soste è una giornata piena. La versione corta, dal Santuario della Madonna del Terzito a Valdichiesa, è di difficoltà media e si fa in una mattinata.

Come si torna indietro dopo la traversata a Rinella?

Rinella è sulla costa opposta rispetto a Santa Marina, quindi serve un mezzo per rientrare. Sull'isola c'è un servizio di autobus che collega Santa Marina, Malfa, Leni, Rinella e Pollara, con corse non continue che cambiano stagionalmente: l'orario va controllato la mattina stessa. In alternativa ci sono i taxi dell'isola, da prenotare.

Perché la montagna si chiama Fossa delle Felci?

Perché a tarda primavera il cratere della montagna si copre di un tappeto di felce aquilina, Pteridium aquilinum, da cui il nome. Chi sale a maggio o giugno lo trova nel pieno.

Il bosco di Salina è naturale?

In buona parte no: il bosco di pini marittimi, castagni e ontani napoletani sulla sommità della montagna fu impiantato negli anni Cinquanta. È comunque il motivo per cui questa è l'unica salita delle Eolie che si può affrontare anche d'estate camminando quasi sempre all'ombra.

Cosa si vede dalla cima di Salina?

Con aria tersa tutto l'arcipelago: Lipari e Vulcano a sud, Panarea e Stromboli a est, Filicudi e Alicudi a ovest, il cono gemello del Monte dei Porri in primo piano e l'Etna sul fondo della Sicilia. Il punto migliore non è la vetta esatta ma la radura poco sotto, sul lato sud, perché dalla cima il bosco chiude parte della vista.

Partire presto

Colazione prima dell'aliscafo.

Salina in giornata si fa solo con la prima corsa da Milazzo. Chi dorme da noi parte con la colazione fatta.

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